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Veneranda Biblioteca Ambrosiana
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Crescere in Bellezza Presentazione dei programmi estivi

Crescere in Bellezza

Il titolo della nostra iniziativa per i ragazzi vuole essere un augurio e un'intenzione; significa affermare che la Bellezza deve essere parte sostanziale del crescere del bambino, non un'eventuale eccedenza. Vuole indicare una strada tra le tante, che le famiglie possono far percorrere ai loro figli perchè acquisiscano nuove competenze del vivere.

Relazionarsi con la Bellezza significa introdurre nel proprio bagaglio esperienziale dei termini di riferimento alti, impegnativi, disgiuntivi rispetto alla banalità ed al brutto che troppo spesso connotano il quotidiano.

Il contatto con la Bellezza, non narrata a parole ma mostrata, esposta all'osservazione e alla contemplazione (i bambini sanno dare tempo e costanza ai loro sguardi, vanno solo incoraggiati affettuosamente a farlo) affina gli occhi e il cuore.

La scelta di condurre i bambini davanti alle opere principalmente attraverso delle domande alle quali loro, singolarmente e collettivamente, danno risposta (anche qui, ovviamente, con mio intervento sottotono di indirizzo), sta risultando adeguata sia al desiderio di generare una buona memorizzazione dell'oggetto artistico e di nascita di una relazione empatica con i soggetti delle opere, sia alla finalità di far sentire i bambini meritevoli di stima da parte degli adulti nel momento in cui avanzano proprie ipotesi ed opinioni.

Non a caso, l'ultimo atto che suggerisco ai bambini, al termine del percorso, è di tornare indietro con i genitori che nel frattempo hanno visitato da soli la Pinacoteca facendo loro da guide per le opere che son state viste assieme. Un'esperienza che vedo far tutti contenti: i bambini perchè rinforzano la stima di se stessi facendo una cosa "da grandi", gli adulti perchè è commovente vedere i propri figli diventare capaci di competenze nuove.

 

In Pinacoteca Ambrosiana dateci tempo

Una scalinata di una sessantina di gradini mostra immediatamente la sua imponente bellezza e sontuosità ma desolatamente anche il suo potenziale critico di insuperabilità. E' singolare, uno scalone può unire o dividere, rimanendo se stesso.

D'altra parte è proprio questo oggetto architettonico che accoglie il visitatore al suo ingresso alla Pinacoteca Ambrosiana, e anch'io desidero partire dalla constatazione della sua esistenza per introdurre alcune brevi considerazioni sulla didattica dell'arte che stiamo attuando in questa sede.

In un contesto generale dove il “consumare” il più possibile sembra essere un obbligo dal quale potersi sottrarre solo a scapito di altrui giudizi critici (ancora di più quando il servizio è stato acquisito mediante  pagamento), proporre una sorta di sobrietà nella relazione estetica con l'opera d'arte potrebbe risultare quanto meno curioso. Normalmente ci si rallegra quanto più si è visto, si è udito, si è percorso, come se la valutazione della bontà dell'esperienza artistica fosse misurabile a metri, a vastità, a numeri.

In questi anni di attività nel progetto di “Crescere in Bellezza” mi è invece apparso con sempre maggior evidenza come le regole del benessere ancora insite nei bambini siano altre. Le gambe,  dalla breve falcata, dei bimbi da me accompagnati mi sono sembrate quasi una metafora del metodo.

La base dello scalone mi è sempre servita come luogo del “commiato” dagli adulti che hanno accompagnato fin lì i ragazzi, un'occasione utilissima per generare un evento di separazione psicologica più che fisica sottolineato dalla distribuzione della “mappa” del nostro viaggio tra le mura della Pinacoteca. Perchè, e chi è abituato a camminare lo sa, il passo è più fluido se ci si muove con poco carico, e qualcosa di simile credo accada quando vogliamo predisporre il nostro animo all'incontro con la Bellezza.

I bambini hanno esattamente questo vantaggio, di avere un bagaglio esperienziale leggero e una sete straordinaria di relazionarsi col mondo. E' proprio questa la condizione che è importante intercettare, perchè un bambino che acquista fiducia nella capacità di mediazione dell'adulto tra sé e  ciò che gli sta attorno non innalzerà opposizioni di fronte a quello che gli apparirà davanti.

E uso esattamente il verbo “apparire” riconducendolo a quella accezione propria dell'evento misterioso almeno parzialmente svelabile mediante la relazione visiva ed empatica tra il testimone e colui che si mostra.

L'apparizione diventa così l'avvenimento sorprendente, imprevisto, che crea una sospensione nel nostro vissuto e che genera quella condizione psichica che prende il nome di stupore. E' interessante ricercare l'etimologia di quest'ultimo sostantivo, che ci rimanda alla descrizione di uno stato “di forte meraviglia e sorpresa, tale da togliere quasi la capacità di parlare od agire” (vocabolario Treccani).

Il Museo diventa allora il luogo della nostra ritmica sospensione emotiva, il luogo che per un momento ci toglie il fiato perchè ci spiazza, perchè quello che contiene è “altro” rispetto al visibile quotiodiano, è il festivo rispetto al feriale; ma questa novità è di fondamentale rilevanza per gettar luce, per associazione, sul fluire mono-tono dell'oggi.

Per questo, per i nostri bambini, invoco il diritto a perdere tempo, a prendere tempo, a lasciar scorrere il tempo di fronte alla Bellezza, perchè un'opera d'arte prima che spiegata va canalizzata nel fluire del nostro sentire psichico attraverso il suo “apparire”, il suo mostrarsi, il suo rivelarsi attaverso le sue forme, i suoi colori, i suoi materiali che hanno una evidenza che precede le parole.

“Perdere tempo” davanti a un'opera non è dare meno occasioni al conoscere, ma offrirgliene il massimo. Dare ritmo al nostro vedere significa indurre l'attesa, canalizzare l'attenzione, dimenticare quel che si sa per far posto al nuovo, sentire per esso un imprevisto desiderio.

Suscitare nei bambini l'impazienza dell'incontro perchè associato a termini per loro significativi come “tesoro dei pirati”, “animali fantastici” “luoghi dall'altra parte del mondo” “quando non era stata ancora inventata l'automobile” “brilla tutto”, significa dare loro degli strumenti di pre-visione adeguati alle loro conoscenze, che di fronte all'oggetto si dispongono a nuove possibilità di comprensione. La metafora diventa strumento di accoglimento del nuovo, la pausa si trasforma in trampolino di lancio del sapere, lo stupore la porta attraverso cui il già noto si incontra con l'ignoto.

Ecco perchè la grande scalinata della Pinacoteca può esser vista come una grande opportunità educativa. Perchè costringe a lasciarci alle spalle il quotidiano, perchè dobbiamo fare un po' di fatica per arrivare in cima, perchè se ci viene il fiatone ci conviene fermarci, perchè al suo termine c'è, inaspettatamente,  un'ultima porta di legno da valicare.

E a questo punto condivido col lettore il ricordo formidabile di una bimba di forse neppure cinque anni che, di fronte al mio invito a superare quell'ingresso, la casa di Federico, vi si è avvicinata e ha bussato con la sua manina, seguita senza esitazione da tutti gli altri bambini di quel gruppo domenicale.

Se ci si crede così tanto, la visita può incominciare davvero.
 
2011
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