Pinacoteca Ambrosiana
Ingresso da Piazza Pio XI, 2 - Sala dell'Esedra - Milano
dal 16 Giugno 2009 al 13 Settembre 2009
Curatore:Marco Navoni
Fra Classicità e Religiosità
La Pinacoteca Ambrosiana, voluta dal cardinale Federico Borromeo nel 1618 accanto alla celebre Biblioteca che già funzionava dal 1609, è di fatto la prima pinacoteca di Milano aperta al pubblico, con la finalità di diffondere e promuovere il gusto e il culto per le arti, e di educare gli animi dei visitatori alla contemplazione del bello e del vero.
Ma è importante anche sottolineare che la Pinacoteca Ambrosiana nacque da un atto di munificenza da parte del suo stesso fondatore: infatti il nucleo fondamentale di tale pinacoteca è composto dalla collezione privata del cardinal Federico, da lui donata all'Ambrosiana perché potesse essere da tutti fruita e apprezzata. Di sua proprietà sono le opere che ancor oggi costituiscono i grandi capolavori che rendono celebre l'Ambrosiana in tutto il mondo: la Canestra di frutta di Caravaggio, il cartone autografo di Raffaello per l’affresco della Scuola di Atene, l'Adorazione dei Magi e la Maddalena di Tiziano, la rutilante collezione di dipinti fiamminghi con i quadri di Paul Brill e Jan Brueghel, solo per citare i lavori più conosciuti.
L'impronta data dal cardinal Federico alla Pinacoteca Ambrosiana si mantenne anche dopo di lui come elemento distintivo di identità: per tre secoli, fino agli inizi del Novecento - quando furono aperti i musei civici al Castello Sforzesco - la Pinacoteca Ambrosiana fu sentita dai milanesi come il vero museo civico della città: strepitose donazioni infatti ne arricchirono progressivamente il patrimonio, se solo pensiamo all'immenso Codice Atlantico di Leonardo da Vinci, alla raffinata tavola del Musico, sempre di Leonardo, al delizioso tondo di Botticelli con la Madonna del Padiglione, alle opere del Bramantino, per arrivare alle donazioni del Settecento e dell'Ottocento con i grandi nomi di Antonio Canova, di Andrea Appiani, di Francesco Hayez, di Mosè Bianchi, di Emilio Gola, di Adolfo Monticelli.
Ma l'Ambrosiana esercitò anche una forza ‘attrattiva” nei confronti dei giovani artisti che si lanciavano in esperienza pionieristiche: sempre nell'Ottocento è testimoniata più volte la richiesta, da parte di qualche pittore esordiente, di poter allestire nel contesto urbano dell'Ambrosiana qualche esposizione temporanea, quasi a voler coniugare i grandi capolavori della tradizione artistica italiana e internazionale con le nuove sperimentazioni che ci avrebbero condotto al Novecento.
Insomma: un cammino progressivo che dal Seicento è arrivato fino ai nostri giorni, lungo il quale ogni segmento della storia artistica ha voluto lasciare una sua traccia significativa. È per questo che anche nell'oggi l'Ambrosiana vuole restare, all'interno del panorama culturale milanese, come un punto di riferimento significativo: di qui l'apertura verso il Novecento. Vanno in questa direzione alcune donazioni recenti di opere di Vincenzo Gemito, di Gaetano Sperati, di Guido Pajetta.
Proprio di Guido Pajetta l'Ambrosiana ha presentato nel 2008 una ricca collezione di “nature morte”: è stata la prima mostra di un autore novecentesco che la Pinacoteca voluta dal cardinal Federico Borromeo ha allestito, con l'intendimento espresso di aprirsi anche alle esperienze artistiche contemporanee, in continuità con l'intuizione originaria del Fondatore.
Ed è all'interno di questo filo storico e logico che l'Ambrosiana è lieta di presentare oggi al suo pubblico una nuova esposizione sul Novecento italiano e milanese. Un'esposizione relativamente limitata nel numero di pezzi, ma estremamente raffinata: nella caleidoscopica cornice della Sala dell'Esedra è possibile infatti vedere in mostra alcune opere (sculture e disegni) del maestro Federico Quatrini (1916-1991), milanese di origine, ligure di adozione, amico e collega di Lucio Fontana.
Tale mostra è stata voluta, promossa e organizzata come filiale tributo di devozione e di memoria dal figlio del maestro, il prof. Maurizio, e dal nipote, dott. Stefano. La scelta dell'Ambrosiana come sede espositiva è stata nel contempo casuale e provvidenziale. La conoscenza personale col prof. Maurizio Quatrini è stata l’occasione “casuale” per cominciare a confrontarci sulla possibilità di dedicare un evento espositivo alle opere del Maestro. L'occasione “provvidenziale” è stata quella di poter identificare, all'interno della polimorfa produzione di Federico Quatrini, una limitata ma scelta serie di opere collegate tra di loro dal tema della “religiosità” e dalla forma della “classicità”. È indubitabile infatti che sia del tutto coerente con la propria tradizione e le proprie origini che la più antica e prestigiosa istituzione artistico-culturale milanese di fondazione ecclesiastica, per l'appunto l'Ambrosiana, offrisse i suoi prestigiosi spazi per dare visibilità alla rilettura che l'esperienza artistica del Novecento ha saputo fare, tramite l'opera del maestro Quatrini, del fatto religioso, nei suoi vari aspetti. Da questo punto di vista vorrei solo ricordare due sculture, che si presentano come la chiave interpretativa di tutta la mostra e ce ne danno la corretta interpretazione.
Innanzitutto il sontuoso Crocifisso, scolpito per la chiesa di Sant'Eustorgio in Milano, dove è normalmente esposto non solo come arredo artistico, ma anche come oggetto liturgico per la devozione dei fedeli: è il classico “soggetto religioso”, con il quale gli artisti di tutti i tempi si sono confrontati e si sono cimentati, con esiti spesso di eccellenza. Un soggetto per così dire obbligato per un artista che volesse frequentare l'esperienza religiosa del mondo cattolico: e il crocifisso di Federico Quatrini si inserisce perfettamente in questa tradizione “classica”, nel contempo artistica, culturale e spirituale.
Ma in mostra compare anche il volto scolpito di Albert Schweitzer (1875-1965), che a prima vista sembrerebbe incongruo con una esposizione di soggetti religiosi. Ma non è così, anzi! Sappiamo infatti che il tedesco Schweitzer, vissuto a cavallo tra Otto e Novecento, non fu solo grande musicista, ma soprattutto fu un apprezzato teologo protestante, uno studioso della Sacra Scrittura, medico e missionario in Africa, dove si spense tra i lebbrosi dopo essere stato insignito del Premio Nobel per la pace. Un autentico “santo laico” dei nostri tempi, un profeta del mondo moderno. E i curatori hanno voluto espressamente riprodurre il volto del dottor Schweitzer come logo della Mostra su Federico Quatrini: scelta illuminata ed eloquente, perchè davvero i due concetti che fanno da titolo a questa esposizione, la “classicità” e la “religiosità”, ci parlano di attenzione all'uomo, di coltivazione dei suoi valori perenni, di attenzione al bene comune, di apertura all'Assoluto, di servizio agli altri e di attenzione umanitaria, di sacrificio di sé, di generosa dedizione alle cause più nobili e nobilitanti. E quel volto modellato nel gesso da Federico Quatrini ci dice tutto questo: nulla di più “classico”, nulla di più “religioso”.
Mons. Marco Navoni Dottore della Biblioteca Ambrosiana
Delegato per la Pinacoteca
Biglietto intero € 8,00;
Biglietto ridotto € 5,00;
Per scolaresche con prenotazione € 4,00.