Presentazione del volume di ANDREA ALCIATO, Il libro degli emblemi, Introduzione, traduzione e commento di MINO GABRIELE, Adelphi, Milano 2009 (Classici), pp. 784.
L’archetipo di un genere letterario che dominò un intero secolo.
Il connubio tra immagini e parole, oggi così pervasivo, ha in realtà una storia ben più antica di quel che si tende a credere, e nobili progenitori tanto celebrati in passato quanto ignorati o trascurati dal presente. Tra questi è certamente da annoverare Andrea Alciato, grande erudito, umanista, «austero e insofferente» giurista ricordato tra i numi tutelari della gloriosa università di Pavia. Il suo Emblematum liber (1531), galleria di situazioni umane trasfigurate in metafore, doveva trasmettere similmente agli Adagia di Erasmo da Rotterdam, suo corrispondente – un patrimonio di saggezza e moralità facendo ricorso anche all’efficacia del mezzo iconografico. Divenne invece l’archetipo di un genere di letteratura che non solo conobbe uno straordinario successo in Europa fin dalla sua nascita, quasi cinquecento anni fa, ma esercitò un influsso sbalorditivo, tanto da costituire la chiave che dà accesso a molta parte dell’arte e della letteratura successive. Il libro degli emblemi è ora presentato in un’edizione che costituirà il soddisfacimento di un desiderio per gli studiosi – che denunciavano un sorprendente vuoto editoriale – e un’entusiasmante scoperta per tutti gli altri lettori, che potranno ripercorrere i pensieri e gli studi da cui sorse un’idea semplice e geniale: creare parole dalle quali possano fiorire immagini e viceversa, in uno sposalizio etico e filosofico dove si ascolta l’immagine e si visualizza la parola.
Il presente volume, che accoglie l’originale latino, la traduzione e un ricco commento, mette a confronto quattro differenti edizioni del Libro degli emblemi (1531, 1534, 1550 e 1621) ed è corredato di un ulteriore, ampio apparato iconografico.
In libreria dal 25 novembre.
Alla presentazione interverranno:
- Mino Gabriele, curatore del volume
- Armando Torno, capo-redattore della pagina culturale de «Il Corriere della Sera».
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