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L’architettura, le feste, gli apparati
La terza mostra del Codice Atlantico di Leonardo La terza mostra del Codice Atlantico di Leonardo sarà esposta al pubblico dal 2 Marzo al 6 Giugno 2010
L’architettura, le feste, gli apparati

   Con la terza delle programmate mostre sui fogli del Codice Atlantico, si affronta il tema di Leonardo architetto e di Leonardo organizzatore del cantiere di costruzione, con l’esposizione di un gruppo di spettacolari autografi vinciani che include anche una scelta di studi relativi agli apparati effimeri e alle feste. Si può senza alcun dubbio affermare che la selezione di oltre quaranta fogli leonardeschi, operata da Paola Cordera, costituisce la prima vera mostra sui disegni d’architettura civile e religiosa di Leonardo che sia mai stata offerta al pubblico. Il tema era stato infatti fin qui tentato e affrontato nel passato da un’angolazione prevalentemente didattica, nell’impossibilità pratica di riunire tanti e famosi originali leonardeschi.

Non certo nuova è stata, tuttavia, l’attenzione degli studiosi verso l’attività architettonica e ingegneresca di Leonardo, già avvertita ai primi dell’Ottocento, come ben mette in risalto Paola Cordera nella sua Introduzione al catalogo, da un conoscitore di cose leonardesche come Giuseppe Bossi, e a cui sarebbero stati dedicati i pionieristici studi del Geymüller, fin dalla fine del secolo XIX, e, poi, di Ludwig H. Heydenreich, di Corrado Maltese, Carlo Pedretti, Luigi Firpo, James Ackerman, Arnaldo Bruschi, Anna Maria Brizio e Richard Schofield nel secolo scorso, con importanti precisazioni circa la destinazione degli studi leonardiani, il loro scopo, la ricostruzione di alcuni suoi importanti “progetti”, nonché circa la loro cronologia. Ma le mostre che si sono proposte di offrire uno spaccato di quella che dovette certo essere una parte importante dell’attività di Leonardo – testimoniata dai riconoscimenti dei suoi contemporanei, i potenti del suo tempo, come il re di Francia che lo nomina ingénieur et architecte... meschanischien d’estat ad esempio, e dei biografi antichi – hanno potuto dare solo una pallida idea del suo cimentarsi nel campo dell’architettura soprattutto grazie al ricorso alle riproduzioni e ai modelli, nell’impossibilità materiale di esporre simultaneamente tutti i manoscritti e i codici dentro ai quali sono conservati i disegni di architettura, pochissimi essendo i fogli sciolti dedicati a questo tema (un paio nel Département des Arts Graphiques del Musée du Louvre, qualche altro foglio nella Royal Library a Windsor e poco più). Anche una grande mostra, come quella tenutasi nel 1987 nel Musée des Beaux Arts di Montréal, Canada, e curata da Paolo Galluzzi con il supporto di un’équipe di studiosi internazionali, interamente dedicata a Leonardo ingegnere e architetto, si dovette limitare ad esporre pochissimi e preziosi manoscritti (aperti su una o due pagine, come nel caso dei Codici provenienti dalla Biblioteca Nacional di Madrid) rinviando soprattutto alle interpretazioni dei disegni originali ottenute attraverso i modelli.

Questa abitudine, iniziatasi proprio qui a Milano, con la grande esposizione del 1939 dedicata a Leonardo allestita nel Palazzo dell’Arte, ha indotto talora a privilegiare più gli aspetti utopistici e le eventuali anticipazioni di Leonardo in campo tecnico ed ingegneristico, che non la valutazione dei suoi studi nel contesto della storia dell’architettura moderna e il suo pratico coinvolgimento in alcuni dei più importanti cantieri del suo tempo. è quanto si propone di fare ora Paola Cordera, cogliendo l’opportunità della fascicolazione del Codice e dividendo gli stupendi e spesso spettacolari disegni contenuti nel Codice Atlantico – la maggior parte dei quali qui esposti per la prima volta in assoluto – in cinque tipologie (il cantiere, l’architettura sacra, i palazzi, le ville, la decorazione e gli apparati effimeri), mettendone sempre in risalto la loro posizione nel corso della storia dell’architettura, dove gli schizzi o i “progetti” di Leonardo, come quelli di Bramante, Raffaello, Michelangelo e Palladio, chiedono oggi a buon diritto di collocarsi, come al più alto grado dimostrano le sue proposte per il Duomo di Milano, per la villa di Charles d’Amboise, per la Villa Melzi a Vaprio, per le Stalle medicee a Firenze, o per la villa di papa Innocenzo VIII a Roma.

 
Pietro C. Marani
 
 
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