Storia e presentazione

 

 

L'Ambrosiana: “Per un servizio universale”

Queste parole, secondo l’Atto di fondazione dell’Ambrosiana stilato nel 1607, riassumono lo spirito del suo fondatore, confermato nel Breve papale dell’anno 1608. Nel 1604 l’arcivescovo Federico Borromeo aveva presentato a papa Clemente VIII il suo primo progetto di fondare a Milano una grande biblioteca pubblica. L’amore per i libri gli era stato instillato quando, in giovane età, aveva sperimentato a Roma l’importanza fondamentale della scienza e dell’arte, per una nuova evangelizzazione mediante il dialogo e lo studio della cultura moderna. A Federico il cardinale Agostino Valier scriveva nel 1587: «I buoni libri non ci portano via il tempo come la gran parte delle persone che ci vengono a trovare: i libri sono amici che ci possono arricchire quanto ne abbiamo voglia. Tu, quindi, o cardinale Federico, dovrai raccogliere una grande quantità di libri, dovrai costruire una biblioteca degna del tuo nobile animo, spendendovi senza risparmio tutto il danaro che sarà necessario».

L’acquisizione dei manoscritti
Un programma che il giovane erudito non tardò a realizzare, raccogliendo in pochi anni migliaia di manoscritti con le opere principali di tutti i letterati e scienziati allora conosciuti.
Mentre procedeva agli acquisti, tra il 1603 e il 1609 aveva già scelto alcuni giovani ecclesiastici di ingegno, come candidati alla Schola o Collegio dei Dottori, che intendeva istituire quale colonna portante del disegno culturale ambrosiano.
Un inviato dell’arcivescovo, il nobile canonico Gian Giacomo Valeri, riuscì nel 1605 ad assicurare all’Ambrosiana i codici dell’antichissimo convento di san Colombano a Bobbio: tra questi, molti palinsesti dei secoli V-VI, con gli Atti del I Concilio di Calcedonia nel 451, e il Canone che poi sarebbe stato chiamato "muratoriano" con il più antico elenco dei libri biblici, risalente ai secoli II-III.
Il colpo più grosso gli riuscì grazie all’abilità di Fabio Leuco, che per suo incarico ad un’asta pubblica in Napoli il 14 giugno 1608 si aggiudicò per 3000 scudi i 700 codici preziosissimi che erano appartenuti a Gian Vincenzo Pinelli: tra questi, la celeberrima Ilias picta, miniata probabilmente per la Biblioteca di Alessandria d’Egitto verso la fine del V secolo.
Avido di conoscenze, Federico coltivava personalmente studi in moltissimi campi, interessandosi alla Sacra Scrittura, all’ebraico, all’arabo, al siriaco.
Il fondo ebraico più antico comprendeva originariamente circa un centinaio di codici, alcuni splendidamente miniati, fatti acquistare o copiare in tempi e modi vari, in conformità al piano scientifico della erigenda biblioteca, nel quale si privilegiavano, accanto agli studi classici e storici, gli argomenti biblici e talmudici, qabbalistici e filosofici secondo la prospettiva di Mosè Maimonide, pioniere del dialogo fra mondo antico e moderno.

La passione di Federico per gli studi orientali
Federico, mosso da una «incredibile passione per gli studi orientali», fu sensibile anche alla cultura araba, della quale volle apprendere non solo alcune nozioni di lingua, ma anche elementi fondamentali di quel sistema religioso e civile. Tra i testi letterari persiani figurano celebri poemi quali il Bustan e il Gulistan di Sa‘di da Širaz, ed un piccolo gruppo a parte, non meno significativo, comprende tre codici cristiani, tutti recanti il Vangelo secondo Matteo in persiano: due di questi vennero copiati nel 1598 e 1601 da Tuma Jan, armeno di Aleppo, già alunno del Collegio dei Neofiti in Roma.
La raccolta ambrosiana di codici e stampe arabe, persiane e turche riflette un orientamento in armonia con le contemporanee fitte relazioni diplomatiche che andavano intessendosi tra la Santa Sede e l’oriente sotto il pontificato di Clemente VIII (1592-1605), in particolare con lo scià di Persia, il safavideAbbas I (1581-1629). In un suo scritto, stampato in versione latina nel 1626, il cardinale sostiene la dipendenza della cultura occidentale dalle civiltà asiatiche ed orientali:
«Anche gli autori di scienze non ecclesiastiche dovrebbero convenire sul fatto, che le nazioni europee hanno accolto più tardi le leggi e le tradizioni civili, ricevendole dai popoli asiatici, perciò i popoli occidentali sono stati educati da quelli orientali».
L’autore esprimeva anche – insieme a dure critiche – un apprezzamento positivo circa le origini dell’Islam, sostenendo che «Dio ha tollerato la setta maomettana, per distogliere i pagani dal culto degli idoli, e perché il male peggiore venisse meno fino a scomparire del tutto, grazie al male minore, Dio volle recare al mondo un rimedio, così che il maggior male non fosse accolto».
Federico svolge poi una riflessione circa eventuali possibili cause di crollo dell’impero ottomano, mostrandosi attento osservatore della crisi dinastica degli Osmani, culminata nel 1622 con la rivolta dei giannizzeri che trucidarono il giovane sultano Osman II.
Quasi anticipando giudizi e considerazioni che torneranno di attualità dopo due secoli e mezzo, al tempo della spartizione dell’impero ottomano dopo la prima guerra mondiale, il Borromeo esprime un punto di vista che all’inizio del Novecento sarà quello dell’arabista linceo, il principe Leone Caetani (1869-1935), poi vigoroso antifascista; il Borromeo è favorevole alla stabilità garantita da tale impero, al punto da augurarsi che uno dei possibili giovani eredi di stirpe osmana, da lui personalmente incontrato ancora fanciullo (forse il futuro Murat IV) in Italia, possa divenire «più favorevole verso la Chiesa».

I rapporti di Federico con gli umanisti del suo tempo
Amico personale di umanisti e scienziati come Galileo Galilei e Johann Schreck, il naturalista svizzero nominato a Roma accademico linceo, divenuto poi gesuita e missionario in Cina, Federico intratteneva rapporti con studiosi da tutto il mondo. Quando, nel 1615, tornò il Europa da Pechino il successore diMatteo Ricci, l’umanista belga Nicola Trigault, insistette per riceverlo più volte a Milano, e ne ricevette i primi rarissimi libri cinesi, tra i quali figura un esemplare del Da Ming guan zhi, opera forse oggi unica rimasta, nella quale si descrive il sistema della Prefetture del Celeste Impero. A Trigault e Schreck in partenza per la Cina, dopo aver loro fatto visitare la biblioteca, Federico fece dono di un cannocchiale, che fu poi offerto all’imperatore nel 1634. Dalla Cina Schreck nel 1624 gli inviò un dettagliato resoconto sui Libri principali de’ Cinesi con breve argomento della filosofia loro, manoscritto appena riscoperto in Ambrosiana, nel quale gli riferisce che «La divisione generale della scientia, nella quale studiano li Cinesi ordinandola al governo, et conservatione della loro Repubblica (per lasciare da parte le arti liberali, e meccaniche) conforme ad essi contiene due membri principali, quali dicono esser necessari alla Repubblica, come due rote al carro per andare, e le due ali all’uccello per volar, delle quali se una manca, non si può muovere. Questi due membri sono scientia per il governo del regno, e arte militare per la sua difesa, castigo de tristi, e rebelli. Si che per dir che un’homo nella loro repubblica è perfetto, l’addimandano homo consumato nelle due scienze, arme, e lettere».

Il programma culturale di Federico
Il programma culturale di Federico, che Alessandro Manzoni celebrò nei Promessi sposi, rappresentava quattrocento anni fa quanto di più avanzato si potesse immaginare a proposito di incontri di culture e civiltà; nelle sue Direttive ai Dottori così li esortava: «Non credo, che alcuno sin’hora habbia esposto il Catalogo compito de i libri, Siriaci, né Arabi, né pure Hebrei; de gli Armani, de gli Illirici, de i Persiani, de i Chinesi, de gli Indiani, non ve ne è quasi cognitione. Et pure utile sarà la fatica. Massimamente se non sarà puro, et semplice Indice, ma che si dia ragguaglio, et mezzana Cognitione della qualità del libro, et di che cosa egli parla. Vi sono parimente quelli che sono in uso presso al Prete Janni. Et quelli de’ Moscoviti, et de Tartari? Né questa sarà impossibile impresa. Et se alcun’ libro non si potesse havere, si habbi di esso una fedele relatione. Né Tolomeo il Grande, poté vedere tutti quanti i luoghi, che egli descrisse nelle sue Tavole».

Bellezza, scienza, pietas
Il grande cardinale, accanto alla Biblioteca, tracciò norme esemplari per l’attività artistica nel suo Museo, ed eresse uno straordinario polo di carattere universitario e politecnico, istituendo quell’Accademia di pittura, scultura ed architettura, dalla quale Maria Teresa d’Austria nel 1773 cavò la sua Imperial Accademia di Brera. I tre pilastri sui quali volle innalzare l’Ambrosiana – bellezza scienza pietas – sono emblematicamente espressi al mezzo dello scalone d’onore, dove tra due calchi del Laocoonte e della Pietà michelangiolesca troneggia l’epigrafe dedicata al Codice Atlantico di Leonardo Da Vinci, munificamente donato con altri undici manoscritti leonardeschi, nel 1637, dal conte Galeazzo Arconati. Da quattro secoli l’Ambrosiana sorge, nel cuore di Milano, sulle fondamenta del Foro romano, quale simbolo più alto dell’incontro tra fede e ragione, tradizione e modernità, speranza di dialogo e di pace.

I Prefetti dell'Ambrosiana
I Prefetto Antonio Olgiati, dal 7 settembre 1607 al 23 gennaio 1647.
II Prefetto Francesco Bernardino Ferrari, dal 31 gennaio 1647 al 30 gennaio 1669.
III Prefetto Paolo Pietro Bosca, dal 4 febbraio 1669 al 31 agosto 1680.
IV Prefetto Nicolò Rubini, dal 30 settembre 1680 al 24 febbraio 1682.
V Prefetto Andrea Pusterla, dal 25 febbraio 1683 al 1 dicembre 1695.
VI Prefetto Antonio Albuzzi, dal 2 dicembre 1695 al 5 ottobre 1705.
VII Prefetto Carlo Ambrogio Curioni, dal 6 ottobre 1705 al 24 agosto 1711.
VIII Prefetto Giuseppe Antonio Sassi, dal 25 agosto 1711 al 21 aprile 1751.
IX Prefetto Niccolò Sormani, dal 27 maggio 1751 al 23 maggio 1767.
X Prefetto Baldassarre Oltrocchi, dal 2 giugno 1767 al 9 novembre 1797.
XI Prefetto Giovanni Battista Branca, dal 2 dicembre 1797 al 20 dicembre 1799.
XII Prefetto Pietro Cighera, dal 12 febbraio 1800 al 18 luglio 1823.
XIII Prefetto Pietro Mazzucchelli, dal 19 luglio 1823 all'8 maggio 1829.
XIV Prefetto Francesco Bentivoglio, dal 16 febbraio 1830 al 15 dicembre 1835.
XV Prefetto Bartolomeo Catena, dal 15 dicembre 1835 al 7 marzo 1855.
XVI Prefetto Bernardo Gatti, dal 20 aprile 1855 al 21 gennaio 1870.
XVII Prefetto Antonio Maria Ceriani, dal 25 gennaio 1870 al 2 marzo 1907.
XVIII Prefetto Achille Ratti, dall'8 marzo 1907 al 26 settembre 1914
(Arcivescoco di Milano 1l 13 giugno 1921 e Papa Pio XI il 6 febbraio 1922)
XIX Prefetto Luigi Gramatica, dal 28 settembre 1914 al 15 settembre 1924.
XX Prefetto Giovanni Galbiati, dal 12 ottobre 1924 al 16 luglio 1951 (Prefetto onorario fino alla morte, 15 maggio 1966).
XXI Prefetto Carlo Castiglioni, dall'11 novembre 1953 al 26 luglio 1964.
XXII Prefetto Angelo Paredi, dal 12 maggio 1967 al 20 luglio 1984 (Prefetto emerito fino alla morte, 7 aprile 1997).
XXIII Prefetto Enrico Galbiati, dal 21 luglio 1984 al 3 novembre 1989 (Prefetto emerito fino alla morte, 4 marzo 2004).
XXIV Prefetto Gianfranco Ravasi, dal 4 novembre 1989 al 3 settembre 2007 (data di nomina a vescovo e a presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, unificato già dal 25 marzo 1993).
XXV Prefetto Franco Buzzi, dall'ottobre 2007. In carica.

 

Una pagina di storia contemporanea dell'Ambrosiana è stata scritta dalle mostre internazionali.
Le Mostre internazionali sono state progettate e realizzate a partire dal 2010, dopo la sfascicolatura dal 2008 al 2009 dei 12 volumi del Codice Atlantico di Leonardo da Vinci, che erano stati rilegati nel 1972.
La sfascicolatura dei 1119 fogli autografi permise il controllo, la salvaguardia e la cura del supporto cartaceo della più importante raccolta esistente al mondo di scritti e disegni di Leonardo, esistente in Anbrosiana dal 1637, circa 2000 disegni, appunti, note autobiografiche e studi su varie discipline: ingegneria, idraulica, ottica, anatomia, architettura, geometria, astronomia, e consentì la realizzazione di 24 mostre per la prima esposizione integrale del Codice Atlantico.
Le 24 mostre anticiparono tutte le manifestazioni culturali offerte nella, e dalla, Città di Milano in preparazione dell'EXPO e accompagnarono questa storica manifestazione lungo tutto il suo iter.
Venne quindi la serie delle mostre internazionali.
1. - La serie delle mostre iniziò con la prima mostra internazionale fuori dall’Italia a Gerusalemme in Israele, dove nel Palazzo della Knesseth – il Parlamento dello Stato d’Israele – vennero esposti 7 fogli del Codice Atlantico.
2. - Successivamente, nel 2013 al Metropolitan Art Museum di Tokyo vennero esposti 22 fogli di Leonardo da Vinci.
3. - All’ArtScience Museum di Singapore nel 2014 per la terza volta si tenne l’esposizione di 26 fogli del Codice Atlantico.
4. - A Pechino dal 10 settembre 2016 al 19 marzo 2017, con 60 fogli del Codice Atlantico e la prima copia dell'Ultima Cena di Leonardo del Vespino, si realizza l'ultima mostra intenazionale di una stagione promossa dal XXV Prefetto e realizzata grazie ad uno strumento innovativo introdotto per volontà del medesimo: la Fondazione Cardinal Federico Borromeo, una fondazione di diritto civile riconosciuta a livello nazionale, operante in Ambrosiana dal 12 giugno 2008 al 12 giugno 2016. Per l'intero periodo di vita in Ambrosiana la Fondazione è stata presieduta da Giorgio Ricchebuono.

Aggiornato all'11 settembre 2016
(Data dell'inaugurazione della mostra internazionale a Pechino)

 

 

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